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Gli inibitori del checkpoint immunitario hanno deluso rispetto alle previsioni del 2014 che prevedevano il superamento della chemioterapia nella lotta ai tumori ?

Rispetto alle previsioni più ottimistiche del 2014, la realtà scientifica ha preso una direzione diversa: invece di sostituire completamente la chemioterapia in ogni scenario, l’immunoterapia si è alleata con essa, dimostrando che l’unione dei due trattamenti offre spesso la massima efficacia.

A) I SUCCESSI STORICI ( dove la chemioterapia è stata superata )

In diverse patologie, gli inibitori del checkpoint ( come anti-PD-1/PD-L1 ) hanno effettivamente rimpiazzato la chemioterapia come trattamento di prima scelta, garantendo sopravvivenze a lungo termine impensabili prima del 2014:

– Melanoma metastatico: Prima del 2014 la sopravvivenza a 5 anni era inferiore al 10% con la sola chemioterapia. Oggi, grazie all’immunoterapia, oltre il 50% dei pazienti è vivo a distanza di anni, e molti sono considerati clinicamente guariti.

– Tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC): Nei pazienti con un’alta espressione della proteina PD-L1 ( maggiore o uguale a 50%), l’immunoterapia da sola ha sostituito la chemioterapia in prima linea, raddoppiando i tassi di sopravvivenza a lungo termine con molti meno effetti collaterali sistemici.

B) IL CAMBIO DI PARADIGMA: LA CHEMIO-IMMUNOTERAPIA

La grande intuizione successiva al 2014 è stata comprendere che la chemioterapia può essere associata all’immunoterapia. La chemioterapia distrugge le cellule tumorali e, facendolo, rilascia frammenti di tumore (neoantigeni) nel sangue. Questo processo funge da “innesco”, rendendo il tumore visibile al sistema immunitario, che poi gli inibitori del checkpoint provvedono ad attivare al massimo delle sue capacità. Oggi, regimi combinati di chemioterapia e immunoterapia sono lo standard d’oro per moltissimi tumori (come le forme microcitiche del polmone, i tumori della mammella triplo negativi o le neoplasie gastriche).

C) I LIMITI ATTUALI

Le speranze del 2014 si sono scontrate con la complessità biologica del cancro. Ad oggi, l’immunoterapia presenta due grandi sfide:

– Tumori “freddi” Alcuni tumori (come il cancro al pancreas o alla prostata) riescono a rendersi invisibili al sistema immunitario. Gli inibitori del checkpoint, da soli, non funzionano se i linfociti non riescono a penetrare nel tumore.

– Tasso di risposta Complessivamente, solo il 20-40% dei pazienti risponde in modo duraturo alla sola immunoterapia. Identificare con precisione i biomarcatori per capire chi beneficerà del trattamento rimane una priorità. La chemioterapia non è scomparsa, ma il suo ruolo è stato ottimizzato all’interno di strategie terapeutiche molto personalizzate rispetto al passato.

Pratica clinica in oncologia: quale ruolo per Daraxonrasib, un inibitore pan-RAS, rispetto all’attuale terapia ?

Daraxonrasib ( Rasonque ) è un farmaco oncologico “first-in-class”. A differenza dei primi inibitori specifici per la mutazione KRAS G12C (come Sotorasib e Adagrasib), Daraxonrasib è un inibitore pan-RAS che agisce sullo stato attivo “RAS(ON)” coprendo un’ampia gamma di mutazioni (KRAS, NRAS, HRAS) e la forma wild-type.

L’ingresso sul mercato riguarda principalmente indicazioni con bisogni clinici insoddisfatti come l’adenocarcinoma duttale del pancreas (PDAC) e il tumore al polmone non-a-piccole cellule (NSCLC).

I PRINCIPALI COMPETITOR

A). Standard di cura attuali ( chemioterapia e combinazioni ) – Nei contesti come il tumore al pancreas metastatico (PDAC), dove Daraxonrasib ha mostrato dati clinici rilevanti (es. studio RASolute 302), la concorrenza diretta sul mercato è rappresentata da: FOLFIRINOX (e varianti modificate), oppure Gemcitabina + Nab-Paclitaxel

B). Terapie mirate al pathway RAS/MAPK – La concorrenza sul mercato per le terapie mirate al pathway RAS/MAPK si divide in tre categorie principali:

1. Inibitori KRAS di prima generazione (mutazione specifica: G12C)
Rappresentano la prima onda di trattamenti mirati al KRAS, già presenti o in fase avanzata di mercato:

– Sotorasib ( Lumakras ) di Amgen: approvato nel tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC) KRAS G12C

– Adagrasib ( Krazati ) di Mirati Therapeutics / BMS: approvato nel tumore al polmone non a piccole cellule e del colon-retto KRAS G12C

Daraxonrasib ha il vantaggio di agire su tutte le varianti RAS (G12D, G12V, G12R, ecc.), potendo erodere quote di mercato a questi farmaci e trattare pazienti non-idonei per Sotorasib o Adagrasib.

PROFILO DI TOLLERABILITA’

Trattandosi di un inibitore pan-RAS che agisce anche sul proteoma wild-type, la gestione degli effetti collaterali (tossicità cutanea, gastrointestinale) di Daraxonrasib sarà determinante rispetto ai concorrenti.

( Fonte principale: The New England Journal 2026; 395:325-337 )

Vantaggi e Svantaggi / Limiti di Daraxonrasib, un inibitore pan-RAS, nel carcinoma del pancreas

Daraxonrasib, il cui nome commerciale è Rasonque, rappresenta un avanzamento nell’oncologia molecolare per il trattamento dell’adenocarcinoma duttale del pancreas.

Per decenni la proteina KRAS (mutata in oltre il 90% dei tumori del pancreas) è stata considerata “non aggredibile farmacologicamente. Daraxonrasib agisce inibendo un ampio spettro di mutazioni di RAS nella loro forma attiva. I dati clinici di fase 3 dello studio RASolute 302 hanno evidenziato vantaggi e limiti ben precisi di questo trattamento.

VANTAGGI

A) Raddoppio della sopravvivenza mediana: Nelle forme metastatiche già pretrattate, Daraxonrasib ha raddoppiato la sopravvivenza globale mediana portandola a circa 13,2 mesi, rispetto ai 6,7 mesi della chemioterapia standard.

B) Controllo della malattia: Ha mostrato una sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS) di circa 7,2 mesi contro i 3,5 della chemioterapia e un tasso di riduzione del tumore (risposta obiettiva) notevolmente più alto.

C) Ampio spettro d’azione (multi-selettività): A differenza dei primi inibitori specifici (che colpiscono solo la singola mutazione KRAS G12C), Daraxonrasib blocca diverse varianti di RAS mutato (come G12D, G12V, ecc.), rendendolo efficace per la maggior parte dei pazienti con carcinoma pancreatico.

D) Somministrazione orale: Daraxonrasib si assume come pillola per via orale una volta al giorno, evitando le lunghe infusioni endovenose e i posizionamenti di cateteri venosi tipici della chemioterapia.

E) Migliore qualità della vita: Rispetto alla chemioterapia, ritarda l’insorgenza e l’aggravamento del dolore, causa meno affaticamento (fatigue) e riduce le tossicità sistemiche gravi (come la neuropatia periferica e la diminuzione drastica delle difese immunitarie).

F) Minore tasso di interruzione: Molti meno pazienti hanno dovuto sospendere definitivamente il farmaco a causa degli effetti collaterali rispetto a chi faceva chemioterapia.

LIMITI & SVANTAGGI

a) Non è una cura definitiva: È un trattamento di fondamentale importanza, ma non è curativo. Nel tempo le cellule tumorali tendono ad adattarsi e a sviluppare meccanismi di resistenza.

b) Effetti collaterali specifici: Sebbene meglio tollerato della chemioterapia, presenta un profilo di tossicità caratteristico: Tossicità dermatologica: rash e sfoghi cutanei (talvolta diffusi anche al volto); Tossicità mucosa e gastrointestinale: afte orali, stomatite, nausea e diarrea.

c) Necessità di riduzioni di dosaggio: Circa un terzo dei pazienti necessita di aggiustamenti di dose per gestire le reazioni avverse (specialmente cutanee o intestinali).

( Testo: The New England Journal 2026; 395:325-337 )

Una proteina generata da AI aiuta ad uccidere i tumori

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER LE TERAPIE ANTITUMORALI: ACCELERAZIONE NELLE CURE

Ricercatori hanno realizzato una piattaforma che, in poche settimane, progetta molecole per guidare il sistema immunitario contro cellule tumorali,

Questa tecnologia, grazie all’utilizzo avanzato dell’intelligenza artificiale (AI), è in grado di generare recettori molecolari capaci di riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Il processo tradizionale per identificare tali recettori può richiedere mesi, se non anni, perché necessita dell’analisi del sistema immunitario di ciascun paziente. Invece, con la nuova piattaforma, il tempo si riduce drasticamente a 4-6 settimane. Il meccanismo sfrutta dati biologici preesistenti e modelli predittivi per sintetizzare molecole con alta affinità verso antigeni tumorali specifici.

QUESTA VELOCITA’ APRE LE PORTE A TRATTAMENTI ONCOLOGICI MOLTO PIU’ PERSONALIZZATI

TEST CLINICI SULL’UOMO – Gli esperti prevedono che, una volta approvata, la terapia seguirà un protocollo simile a quello delle attuali CAR-T: estrazione dei linfociti del paziente, modifica in laboratorio e reintroduzione nel corpo. La differenza sostanziale sarà nei tempi e nella precisione. I trattamenti personalizzati potranno essere sviluppati su misura nel giro di poche settimane, offrendo soluzioni mirate anche per pazienti con tumori rari o resistenti. ( Fonte: Science / The Scientist )

Vantaggi & Svantaggi / Limiti della Terapia personalizzata a mRNA associata a immunoterapia

 

I vaccini terapeutici personalizzati a mRNA ( come Intismeran autogene / mRNA-4157 ), associati all’immunoterapia ( esempio: Pembrolizumab ), hanno fornito dati interessanti nello studio di Fase III nei pazienti con melanoma ad alto rischio sottoposto a resezione completa. La terapia di combinazione a RNA messaggero e con inibitore del ceckpoint immunitario allunga il tempo senza recidive e riduce il rischio di metastasi, pur non essendo un vaccino preventivo.

VANTAGGI

A) Personalizzazione estrema: Il vaccino viene creato analizzando il DNA del singolo tumore asportato per colpire specifiche mutazioni (fino a 34 neoantigeni).

B) Addestramento mirato: Aiuta il sistema immunitario (linfociti T) a riconoscere e distruggere le eventuali cellule maligne rimaste in circolo..

C) Efficacia confermata: Gli ultimi dati clinici di Fase III mostrano una riduzione del rischio di recidiva e di diffusione a distanza rispetto alla sola immunoterapia.

SVANTAGGI E LIMITI

a) Non è un vaccino preventivo: Non serve a evitare l’insorgenza del melanoma in persone sane, ma si usa solo come terapia dopo l’intervento chirurgico.

b) Disponibilità limitata: È un trattamento sperimentale avanzato; i dati completi devono ancora essere esaminati nel dettaglio dalle autorità regolatorie per l’approvazione e la distribuzione commerciale.

c) Tempistiche di produzione: Essendo un farmaco personalizzato, non è un prodotto “pronto all’uso” (off-the-shelf). Richiede una biopsia, il sequenziamento genetico del tumore in laboratorio e la sintesi della molecola di mRNA specifica. Questo processo richiede settimane, durante le quali la malattia ad alto rischio potrebbe progredire

d) Costi e complessità logistica elevati: La produzione individuale per ciascun singolo paziente rende questa terapia estremamente costosa e complessa da scalare per i sistemi sanitari pubblici rispetto a trattamenti standardizzati.

e) Effetti collaterali della combinazione: Gli effetti collaterali legati direttamente al vaccino sono generalmente lievi e temporanei (brividi, affaticamento, dolore nel sito di iniezione). Tuttavia, il paziente è esposto ai potenziali effetti collaterali dell’immunoterapia, che possono includere reazioni autoimmuni a carico di tiroide, colon o fegato.

Melanoma ad alto rischio completamente resecato: terapia personalizzata con mRNA e inibitore del checkpoint immunitario

 

Lo studio internazionale di fase 3 INTerpath-001, condotto su 1.137 pazienti con melanoma cutaneo ad alto rischio già completamente rimosso, ha mostrato che Intismeran autogene (V940 o mRNA-4157) somministrato insieme a Pembrolizumab migliora in misura statisticamente significativa e clinicamente rilevante sia la sopravvivenza libera da recidiva sia il tempo trascorso senza metastasi a distanza.

È il primo risultato positivo di fase 3 riportato per una terapia oncologica individualizzata a neoantigeni basata sull’RNA messaggero ( mRNA)

Quello studiato è un vaccino terapeutico, preparato quando il tumore si è già manifestato e dopo che il chirurgo lo ha asportato: i partecipanti allo studio, infatti, avevano melanomi negli stadi IIB, IIC, III o IV completamente rimossi, ma conservavano un rischio elevato che la malattia recedivasse.

Per ogni singolo paziente viene prelevato un campione tumorale, vengono individuate le mutazioni e si scelgono i neoantigeni, cioè caratteristiche molecolari anomale che possono rendere le cellule tumorali riconoscibili al sistema immunitario. Per ogni paziente viene quindi prodotto un mRNA sintetico in grado di codificare fino a 34 neoantigeni. Una volta somministrato, questo mRNA induce temporaneamente l’organismo a produrre e presentare quelle particolari tracce alle difese immunitarie, affinché i linfociti T imparino a individuare le eventuali cellule maligne residue.

Programma di sviluppo clinico INTerpath: sicurezza ed efficacia di Intismeran in combinazione con Pembrolizumab

I risultati di fase 3 dello studio INTerpath-001 rappresentano un momento cruciale per la ricerca sul cancro. Si è iniziato a dimostrare il potenziale trasformativo della tecnologia a mRNA per rispondere a esigenze critiche ancora insoddisfatte nel contesto adiuvante del melanoma

Merck (MSD ) e Moderna stanno portando avanti il Programma di sviluppo clinico INTerpath, che valuta la sicurezza e l’efficacia di Intismeran in combinazione con Pembrolizumab e altre terapie antitumorali, e in monoterapia. Il programma INTerpath comprende attualmente nove studi clinici di Fase 2 e Fase 3 su diverse tipologie di tumore e stadi di malattia, tra cui melanoma, carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), carcinoma della vescica e carcinoma a cellule renali. Ulteriori studi clinici includono lo studio di Fase 2b KEYNOTE-942/mRNA-4157-P201 nel melanoma adiuvante e uno studio di Fase 1 che esplora l’adenocarcinoma duttale pancreatico adiuvante, il carcinoma gastrico perioperatorio e il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) perioperatorio.

I risultati di Fase 3, presentati da Merck e Moderna si basano sui risultati precedentemente riportati della Fase 2b per Intismeran in combinazione con Pembrolizumab dello studio KEYNOTE-942/mRNA-4157-P201, inclusi i dati di follow-up a cinque anni presentati all’ASCO Annual Meeting del 2026, in cui la combinazione ha dimostrato una riduzione del 49% del rischio di recidiva o decesso (HR=0,51; [95% CI, 0,294-0,887]) e una riduzione del 59% del rischio di metastasi a distanza o decesso (HR=0,411; [95% CI, 0,200-0,843]) rispetto a Pembrolizumab in monoterapia.

 

 

Melanoma: risultati promettenti a 1 anno per l’associazione Intismeran autogene e Pembrolizumab

I risultati dello studio clinico su oltre mille pazienti hanno confermato l’efficacia del trattamento Intismeran autogene in combinazione con l’immunoterapia. Al via la sperimentazione anche per tumori a polmone, rene e vescica

Merck (MSD) e Moderna hanno annunciato risultati altamente incoraggianti per intismeran autogene, un farmaco sperimentale basato sulla tecnologia ad RNA messaggero (mRNA) sviluppato per offrire un trattamento oncologico personalizzato sulla base dello specifico profilo tumorale di ciascun paziente. I

In un ampio studio clinico di Fase 3 durato circa un anno e condotto su 1.137 pazienti, la terapia ha dimostrato di poter impedire la ricomparsa del cancro e la sua diffusione ad altri organi. Si tratta della prima volta in assoluto che un trattamento antitumorale a base di mRNA ottiene risultati positivi nella fase finale della sperimentazione clinica.

Il farmaco è stato somministrato in combinazione con il pembrolizumab, l’attuale immunoterapia di riferimento per il trattamento del melanoma, una delle forme più aggressive e letali di tumore della pelle (con oltre 330.000 nuovi casi diagnosticati a livello globale nel solo 2022)

 

 

 

La forma grave da COVID associata ad aumentato rischio di diagnosi di cancro

Study Links Severe COVID-19 to Undetected Cancer
People hospitalized with severe COVID-19 are at increased risk of being diagnosed with cancer in the following months, according to new research

LE PERSONE COLPITE DA FORMA GRAVE DI COVID PRESENTANO UN RISCHIO ACCRESCIUTO DI DIAGNOSI DI TUMORE

E’ cosa nota che alcuni virus siano causa diretta o indiretta di tumori. Questo è il primo studio a dimostrare che la grave infezione da SARS-CoV-2 può aumentare il rischio di diagnosi di cancro in persone senza forme tumorali manifeste nei 5 anni precedenti.

Il virus SARS-CoV-2 esercita una potente azione immunosoppressiva che potrebbe favorire l’emersione di tumori silenti, oppure provocarne di nuovi in particolare tumori ematologici.

I tumori rilevati nell’indagine sono: cancro al rene, tumori ematologici, cancro al colon e cancro al polmone.

La relazione tra COVID e tumori dovrà essere indagata, soprattutto nel medio e lungo periodo